lundi 28 avril 2014

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Solo per i tuoi occhi

Un equilibrio in perpetuo movimento : l’arte di Elena Cologni

, Elena Cologni et Susanna Crispino

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Las Italias giunge alla sua quarta uscita con Elena Cologni, il cui universo creativo coniuga arte, filosofia e scienza. E acquista significato nella condivisione con lo spettatore.

« I was born very far from where I’m supposed to be, so I’m on my way home ». (Bob Dylan) [Sono nato molto lontano da dove avrei dovuto, quindi adesso sto tornando a casa.] Una casa non è necessariamente un luogo fisico, può essere semplicemente un luogo dell’anima. E per tornarci a volte bisogna andare molto lontano. Elena Cologni l’ha trovata in quel mondo anglosassone che ha cominciato a esplorare da studentessa ed in cui ha messo radici solide, intrecciate a quelle della sua terra di origine.
Cresciuta a Bergamo, vive a Cambridge, dove affianca l’attività artistica con la ricerca accademica. Un innato interesse per la psicologia e la passione per la filosofia si combinano ad un universo creativo variegato, con un’unica costante : la presenza dello spettatore

Annullando le distanze : il dialogo con lo spettatore
Attraverso un’arte multimediale che include video, performance, happening ma anche media tradizionalmente artistici come il disegno e la scultura, Elena Cologni indaga il tempo percepito e la sottile relazione tra l’opera e chi la guarda o -come per molti dei suoi lavori- la vive, modella le proprie opere ricercando l’interazione con altre discipline, come la psicologia, la sociologia e la filosofia, attraverso le quali cerca spiegazioni, analogie, parallelismi, tesse relazioni di collaborazione, inserendosi in un ambito dai confini indefiniti che arricchisce e rende affascinante la sua pratica artistica.

Lungo tale direttrice figura Comunicazione (Leeds, 1997), un’azione di live art in cui il pubblico è chiamato a recitare la filastrocca italiana “sopra la panca la capra campa - sotto la panca la capra crepa” stando di fronte ad un video in cui l’artista recita alcuni proverbi tratti dall’Oxford Dictionary “Out at elbows, to be. Out at heels. Out of debt, out of danger. Out of God’s blessing into the warm sun. Out of gunshot. Out of sight, out of mind […] Eye, one eye of the master sees”.

Allo stesso tempo, l’artista è presente in sala per riprendere il pubblico e la performance, attuando uno scambio di posizione : ella osserva, lo spettatore agisce. La sovrapposizione delle voci e la ripetizione ritmica di suoni (dei quali la platea inglese si presume ignori il significato) finisce per generare una situazione di non-sense, in cui la comunicazione tradizionale è resa impossibile dalla differenza linguistica, ma allo stesso tempo, attraverso la condivisione di questa sorta di mantra, ne viene originata una nuova tipologia, quasi un arcano linguaggio rituale che ne travalica i limiti.

Comunicazione, video performance partecipata/participatory video performance, Leeds 1997

Tale ricerca, che si potrebbe definire linguistico-dialogica, viene sviluppata dall’artista attraverso una serie di lavori che parte dagli anni Novanta e giunge fino ad oggi. A cominciare da Diagrammi performance interattiva (della sezione The artist as researcher nell’ambito del progetto Oreste alla Biennale, Venezia 1999) che coinvolge persone che l’artista ha conosciuto in ambiti diversi.

Al dialogo tra l’artista e due amici, che apre l’azione, segue una riorganizzazione dello spazio, prima in base ad uno schema prospettico monodirezionale e quindi in base a uno multidirezionale, durante la quale i partecipanti scelgono liberamente la propria posizione nell’ambiente. La conclusione vede un gioco di scambi verbali basato su vocaboli prestabiliti (giallo, luce, blu, tranquillity, atmosfera, luna, Giappone, rosso, verde, arancione, giardino, erba, fiori, pomodoro, rosso, bianco, padiglione, cinema, luce, acqua, mare, liguria, bianco, cielo, bimbo, amore, anguilla, pesce, cane, nero, cane, gioco, bambino, padre, io, anguilla, pesce, acqua).

Diagrammi, Azione partecipativa/participatory action, Venezia/Venice 1999

Il titolo di tale azione fa riferimento a un disegno del 1997 (relativo ai diversi contesti sociali in cui l’artista aveva vissuto) e si evolve in un nuovo diagramma, che rimanda invece al suo presente, nel quale l’io, inteso come l’identità personale, incontra il sé, ovvero l’identità “sociale”, così come viene percepita dagli altri in base al contesto in cui sono stati conosciuti. Il trascorrere del tempo ha un effetto sull’io, sul sé e sul contesto stesso, quindi i termini della relazione sono costantemente ridisegnati, causando un continuo riposizionamento del soggetto.

Diagrammi, disegno/drawing, Venzia/Venice 1999

L’intento della performance è di rimuovere la percezione dell’altro basata su condizionamenti riferiti all’ambito in cui è avvenuto l’incontro, dove cioè ciascuno ha acquisito un “ruolo”, per stabilire una nuova comunicazione. In tal modo, mostra come la parola debba liberarsi dai codici culturali e sociali in cui è costretta, per mostrare la propria dimensione creativa e spingere verso l’abbandono dell’identità sociale a favore di un avvicinamento a quella personale

Il dialogo con lo spettatore ritorna nell’opera In Bilico - Experience of Aestethic Pain (Londra 2003), dove l’artista cerca un contatto con il pubblico ed allo stesso tempo indaga le differenti prospettive attraverso cui possiamo percepire il mondo : l’apparenza (ovvero “da fuori a dentro”) e la sostanza (“da dentro a fuori”). Tali punti di vista non sono necessariamente contrapposti, rappresentano piuttosto due modalità complementari e co-funzionali di percezione, anche se non prive di interazioni problematiche.

Davanti ad una tavola imbandita, l’artista -che indossa una telecamera e rimanda le immagini ad uno schermo (apparenza dell’evento e simbolo del “da fuori a dentro”)- siede davanti a ciascun ospite “provocandolo” con una parola o un’espressione che rimanda a concetti legati al dolore, alla decadenza ed alla morte, e chiamandolo -se lo desidera- a rispondere (sostanza dell’evento e quindi “da dentro a fuori”).

In Bilico, Experience of aesthetic Pain, video performance partecipativa/participatory video performance, Londra/London 2003

Ogni lavoro nasce dalla combinazione tra l’intuizione e la documentazione, si muove lungo più ambiti disciplinari e conduce ad un’opera -non necessariamente materiale- in cui lo spettatore ha un proprio spazio, un ruolo (inter)attivo.

L’artista si rivolge all’Altro, chiamato a partecipare alla fruizione dell’opera, ma anche alla sua narrazione, attraverso un’(inter)azione che assume varie modalità : da quella dialogica, declinata nelle varie possibilità, a quella percettiva, muovendosi lungo la singola contingenza spazio-temporale.

Prendere coscienza : le parole dell’azione artistica
L’attenzione dell’artista è puntata alla condivisione dell’opera, che non significa necessariamente condivisione della ricerca -filosofica, sociologica ed estetica- che la sostiene : ogni lavoro viene strutturato come un percorso che ciascuno spettatore compie in modo diverso, arrivando ai livelli di approfondimento e comprensione che gli sono congeniali.

Come per la maieutica socratica, ciascuno possiede le risposte dentro di sé e deve solo riuscire a raggiungerle. Da un punto di vista strettamente artistico la metodologia di coinvolgimento attivo dello spettatore non può non ricondurre immediatamente a Marina Abramovic, nume tutelare delle performing arts, che si ritrova lungo la stessa direzione di Elena Colgni e del suo Re-Moved (Glasgow 2008), un’installazione performativa multimediale realizzata nell’ambito di Glasgow International 2008 nel locale Center of Contemporary Art.

Nel corso di tre giorni, l’artista si ritrova insieme ad uno spettatore per volta di fronte a uno schermo collegato ad una videocamera che registra e rimanda la loro immagine in ritardo, intervallandola con filmati di edifici che crollano o vengono costruiti.

Re-moved, video installazione partecipativa/participatory video installation (part.), Glasgow 2008

Il faccia a faccia, che dura circa quindici minuti, vede l’artista formulare ad ognuno delle domande sul trascorrere del tempo, sulla memoria, sulla condizione di presente e di ricordo degli attimi appena vissuti e registrati dalla videocamera, gli chiede di ricostruire luoghi del suo passato, di sovrapporre aspetti del passato alla loro esperienza del presente.

Re-moved, video installazione partecipativa/participatory video installation (part.), Glasgow 2008

Il dialogo diviene quindi una performance uno-a-uno ed il lavoro prende forma e senso solo attraverso lo spettatore, le sue parole, i suoi ricordi, che -esattamente come negli edifici che scorrono sullo schermo- costruiscono un nuovo continuum spazio-temporale, decostruendo al contempo il qui-ed-ora e rivelando quanto la dimensione personale e percettiva sia condizionante nei confronti di una grandezza -il tempo, appunto- che si presume oggettiva.

La dimensione del dialogo ritorna anche in una delle opere più recenti dell’artista, Balancing (Bari, 2014) composta da una parte dialogica, una performance aperta agli spettatori e alcuni disegni e sculture.
Il lavoro è la seconda fase di un progetto site specific avviato all’interno di Radio Materiality (un’iniziativa curata dall’associazione culturale Vessel a Bari nell’estate del 2013) costituito da una serie di dialoghi con alcune donne-madri-lavoratrici sull’aspetto sociologico del concetto di fiducia, che sono stati presentati alla Biennale di Atene del 2013.

In entrambe le fasi, la memoria, la memorizzazione ed i luoghi si legano in prima battuta alla maternità, che, se da un lato afferma una componente autobiografica pregnante, dall’altro, concretizzandosi in una serie di incontri con delle madri baresi, nei luoghi della città che esse ritengono più rappresentativi del loro rapporto con i figli, riprende la tematica della memoria e dello spazio pubblico.

Balancing, Bari 2014

Tale confronto con le mamme italiane apre per l’artista anche una riflessione sulla condizione femminile, sul proprio ruolo di donna nella società italiana e sull’evoluzione dell’individuo donna dall’adolescenza all’età adulta, in bilico tra l’emancipazione e la promozione sociale e la sanguinosa dimensione della violenza di genere.

Dalle parole delle madri coinvolte emerge quanto l’equilibrio della singola donna all’interno del contesto sociale dipenda dall’armonia tra le diverse funzioni che ella è chiamata a ricoprire all’interno della famiglia (moglie, lavoratrice, individuo, madre) e quanto queste si differenzino nelle diverse fasi della crescita dei figli, dalla simbiosi dell’infanzia fino alla contrapposizione identitaria dell’adolescenza.

Balancing, Bari 2014

A tale dimensione dialettica si combina quella fisica, ovvero la performance del pubblico, invitato a far girare delle trottole attraverso un percorso di stoffa costruito negli spazi espositivi, sotto lo sguardo di una telecamera. Realizzate dall’artista, le trottole sono molto pesanti e rumorose, in grado di lasciare un segno grafico del loro passaggio attraverso la punta in grafite.

Oltre che un giocattolo, legato quindi all’infanzia, la trottola è il simbolo di un rapporto madre-figlio sempre alla ricerca di un equilibrio che, di fatto, è impossibile da fissare : la trottola resta in piedi solo quando è in movimento, ed analogamente il rapporto tra madre e figlio cambia in continuazione in base all’età, alle situazioni, alle esigenze di entrambi.

Un’idea di cambiamento che non si limita alla maternità, ma che caratterizza i lavori dell’artista da sempre e che si lega alla percezione del tempo, del presente come momento di coscienza del cambiamento ed al concetto di lifeness (una parola intraducibile in italiano che si avvicina al concetto di “stato di esistenza immanente”).

Balancing (part.), Bari 2014

Lo sguardo ingannevole : la percezione come cifra distintiva
La teoria della percezione, elemento basilare della formazione di Elena Cologni, ha conquistato nel tempo anche il ruolo di pilastro della sua espressione artistica, venendo letta nel contempo -nel contesto anglosassone- come elemento di multidisciplinarietà, ovvero afferente più alla scienza che all’arte stessa.
In realtà, le basi percettive su cui Elena Cologni lavora hanno molto a che fare con la storia dell’arte più che la scienza, avendo come riferimento lo spettatore all’interno della prospettiva così come teorizzato da Filippo Brunelleschi, Leon Battista Alberti e dai grandi padri dell’arte moderna, come Leonardo e Michelangelo, ed in generale l’impianto rinascimentale in cui la geometria, la psicologia della percezione e un ben definito concetto di spazialità diventano anche poeticamente rilevanti nella scelta operativa di un artista.

A ciò si aggiungono gli approfondimenti di carattere filosofico, che fanno capo a Martin Jay (filosofo statunitense che critica la struttura del sistema filosofico occidentale da lui definito, oculo-centrico), ad una rilettura del concetto dello sguardo di Jacques Lacan e di quello di chiasma di Maurice Merleau-Ponty (in base al quale l’essere è un intreccio tra natura e cultura, ovvero tra corpo e linguaggio) ed alle riflessioni di entrambi sul soggetto che è contemporaneamente oggetto della visione.

Dalla costruzione dello spazio al movimento nello spazio è stato breve, ma non risolutivo. La contrapposizione dialettica tra la visione e l’azione come fondamenti dell’opera d’arte rimane una questione irrisolta, che spesso conduce al paradosso. Lungo il confine -che l’artista valica volentieri- si pongono molti dei suoi lavori. Come la serie Public Private Perception, nata da una performance al Toynbee Theatre di Londra (2011) nella quale l’artista esplora l’ambiente circostante ad occhi bendati.

Le due videoinstallazioni omonime che da essa derivano vengono presentate a Londra ed a Bologna. La prima è composta da un filmato in presa diretta (relativo all’azione che l’artista svolge nel seminterrato della galleria) e l’altro registrato in precedenza nella metropolitana di Londra.

Public Private Perception, installazione video in presa diretta/live video installation, Londra/London - Bologna 2001

In tale installazione si evidenzia come il modo di registrare le informazioni sui luoghi sia soggetto al cambiamento in base alle condizioni del contesto. Inoltre, la giustapposizione di azioni presenti e passate lascia emergere una dimensione spazio/temporale di transizione, che si ricompone nel momento di fruizione dello spettatore.

Public Private Perception (part.), installazione video in presa diretta/live video installation, Londra/London - Bologna 2001

Tale direttrice di ricerca viene ripresa anche nella videoinstallazione italiana (Public Private Perception 02 – Bologna, 2002), in cui l’oggetto dell’esplorazione a occhi bendati è la galleria in cui viene esposto il lavoro. Indagare con il tatto un luogo fino ad allora conosciuto solo attraverso la vista apre ad una riflessione su come il rapporto tra corpo e ambiente influenzi la percezione di se stessi : l’impossibilità di vedere aumenta la fragilità dell’arista rispetto all’ambiente che la circonda, ma allo stesso tempo ne accresce la capacità di entrare a contatto con l’esterno, consentendole -per esempio- di associare il colori ed i materiali a specifiche sensazioni tattili.

Public Private Perception (part.), installazione video in presa diretta/live video installation, Londra/London - Bologna 2001

Un’ulteriore direzione di indagine, legata all’immanenza della visione e dell’azione e tesa ad indagare la forma ibrida delle perfomance artistiche realizzate con vari media, è l’origine di Menmonic present UN-FOLDING. Il progetto comprende una serie di videoinstallazioni in presa diretta in cui la coesistenza dell’evento e della sua documentazione (presentata come parte dell’opera stessa), unita alla fruizione che porta lo spettatore all’interno del “presente mnemonico” dell’artista, pongono degli interrogativi sulla natura della memoria e sulla quella immanente del presente.

Mnemonic Present Unfolding, serie di performance/series of performance, schizzo / sketch

Ogni ricordo nasce da un’esperienza che viene archiviata nella mente del soggetto e, quando viene richiamato alla mente, attiva elementi singoli (colori, odori, suoni). Tutte le esperienze analoghe successive, da un lato saranno condizionate dal ricordo, dall’altro lo arricchiranno, sovrapponendo elementi nuovi a quelli già archiviati o rinforzando quelli già presenti. Naturalmente lo stesso accade con le persone, i luoghi e così via.

In questo senso, sebbene l’archivio dei propri ricordi venga costruito nel corso degli anni, acquisisce un senso solo nel momento in cui torna a vivere attraverso l’atto di ricordare, che può avvenire solo nel presente. Tale istante (dove la coscienza dell’hic et nunc e l’inconscio legato alla memoria si incontrano) è definito dall’artista “presente mnemonico”.

Mnemonic Present Unfolding, performance/performance, Bergamo 2005-2006

Ciascuna videoinstallazione del ciclo Menmonic present UN-FOLDING realizza contemporaneamente l’azione e la sua documentazione, trasmettendo l’azione stessa con un ritardo di qualche secondo.
In tal modo lo spettatore percepisce l’azione sia simultaneamente al suo svolgimento che in differita, entrando in un meccanismo di “memoria al presente” o presente mnemonico attivato dall’artista, che mette in discussione le nozioni di ricordo, presente e passato.

Mnemonic Present Unfolding, performance/performance, Trieste 2005-2006

Abbattendo i confini : rilevazioni scientifiche e linguaggio artistico
All’interno della variegata produzione artistica di Elena Cologni spicca una notevole propensione alla contaminazione con ambiti eccentrici rispetto al linguaggio specificamente legato all’arte e alla cultura.

Come per esempio nella performance Pollen forecast, Anemofila (Istanbul, 2006), basata sullo studio delle caratteristiche del polline presente sulla Sacra Sindone, che ne ha determinato provenienza geografica e la tipologia, ovvero l’appartenenza a piante dall’impollinazione anemofila (portato dal vento) o entomofila (trasportato dagli insetti).

L’azione si svolge attraverso una striscia di tessuto elastico sospesa tra il soffitto ed il pavimento sulla quale l’artista si abbandona fino a farle toccare il pavimento dove raccoglie il polline mentre una voce racconta della ricerca del suo viaggio attraverso la Palestina, la Turchia e l’Europa . Non vi è nessuna sfumatura religiosa dietro il lavoro, solo la decisione consapevole di analizzare le tracce delle radici della cultura dell’artista, in modo quasi distante e distaccato. Nonostante l’azione duri solo quindici minuti, il pubblico può vederla da vicino attraverso primi piani ricavati da punti di vista selezionati, tra cui figura anche quello dell’artista stessa.

Pollen forecast, Anemofila, video installazione e performance/ video installation and performance, Istanbul 2006

Sulla stessa linea, che è molto più sfumata di quanto possa sembrare, si pongono alcuni dei lavori elaborati per RockFluid, un progetto basato sulla collaborazione tra l’artista e la psicologa Lisa Saksida promossa dal dipartimento di psicologia sperimentale della Cambridge University. La memoria, la percezione e lo spazio sono gli elementi intorno a cui si articola il progetto stesso, che può essere anche considerato come un viaggiare che produce forme.

Così come la contrapposizione visione/azione, anche il tentativo di misurare il presente, ovvero la sua percezione illusoria, può portare a risultati paradossali, ravvisabili, per esempio in Spac(e)ous (Bergamo 2013), installazione tesa ad aumentare nei partecipanti la percezione dello spazio e del tempo presente, nato appunto nell’ambito di RockFluid.

Spa(e)cious, video installazione performativa, performative video installation (part), Cambridge 2012

Nel corso di Spac(e)ous, stando su una piattaforma instabile, il pubblico è invitato a eseguire delle istruzioni ed a memorizzare i movimenti nello spazio, mentre sulle pareti scorrono le immagini di una ripresa dello spazio dall’alto e di una effettuata da una video camera indossata da un partecipante.

Il doppio stadio della memoria (da cui lo stesso RockFluid prende il nome) cioè solida nel consolidare i ricordi e liquida nel farli riaffiorare, trova nella performance stessa un elemento di crisi.
Le “interferenze” (come la piattaforma instabile e le sollecitazioni delle immagini video) alterano la percezione di spazio e tempo nel presente e mettono quindi a dura prova la capacità di memorizzazione di ricordi (anche se a distanza di pochissimo tempo).

Spa(e)cious, video installazione performativa, performative video installation (part), Cambridge 2012

Tra memoria e presente, il gioco come strategia di comprensione reciproca
In tutta la produzione artistica di Elena Colgni emerge chiaramente il desiderio di condivisione dell’opera, che, sebbene declinato in modalità differenti, trova nell’aspetto ludico della fruizione artistica un elelemtno fondamentale.

Tra i lavori spicca in questo senso L’Elastico (anch’esso appartenente al progetto RockFluid), che riunisce in sé anche la memoria dei giochi di infanzia tradizionali, cui si rifà apertamente.

Lo stimolo è offerto da alcune interviste che l’artista conduce agli abitanti di Milton Keynes in luoghi che essi stessi scelgono per raccontare i propri ricordi.
I percorsi costruiti a partire dalle loro memorie, ricreati mnemonicamente dall’artista su una mappa nel suo studio, diventano altrettanti disegni e vengono riproposti al pubblico attraverso il gioco dell’elastico, ovvero attraverso il ricordo dell’artista.

L’Elastico, installazione partecipativa/participatory installation, Cambridge 2012

Il legame tra le due differenti serie di memorie suggerisce la possibilità di cultura sociale stratificata, composta dallo scambio di ricordi e di esperienze legate a luoghi diversi, di identità formate -come per gli altri aspetti della cultura odierna- di istanze localizzate e globali.

Lo spazio, il tempo, la percezione e persino il ricordo si stemperano quindi in una comune composizione indistinta, che in ogni singolo individuo si struttura in modo diverso. E che può offrire possibilità di analisi e ricerca illimitate, ma nessuna soluzione definitiva : l’arte non dà mai delle risposte, il suo compito è continuare a proporre dei quesiti.

Voir en ligne : Il sito web di Elena Cologni

Traduzione a cura di Antonella Opera