lundi 25 février 2019

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Roots : la biblioteca itinerante

, Pier Paolo Patti

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Io so questo : che chi pretende la libertà, poi non sa cosa farsene.

(Pier Paolo Pasolini)

Roots, radici, origini, passato, sono le parole chiavi della nuova ricerca artistica di Pier Paolo Patti che da una residenza durata un mese a Teheran fa partire la costruzione di una biblioteca della coabitazione pacifica tra i popoli del Medio Oriente e del Mediterraneo.

A metà strada tra un opera artistica e un’azione politica l’artista - tenenedo fede alla sua vocazione - coinvolge in questo caso associazioni, Ong, Istituti di cultura di tutti i paesi dell’area MENA, chiedendo loro come contributo materiali da rilegare in libri che saranno la trama di diverse culture, di diverse storie. Documenti, fotografie, appunti, fotocopie e altro materiale proveniente da Paesi come l’Iran, la Palestina, la Libia, dai porti europei in cui sbarcano i profughi, dai luoghi in cui sono in corso conflitti civili come la Siria, lo Yemen, la Striscia di Gaza.

In questo progetto artistico, Patti si immedesima in Guy Montag (protagonista di "Fahrenheit 451") per opporsi al motto Bruciare sempre, bruciare tutto. Il fuoco splende e il fuoco pulisce. Ovviamente la critica dell’artista non è contro fantomatici pompieri che bruciano libri, ma verso la strumentale veicolazione dell’informazione diffusa attraverso i media ; contro i conflitti che distruggono, contro le diaspore che alimentano odio razziale e discriminazione religiosa.
Pier Paolo Patti con questa operazione vuole con un linguaggio artistico cancellare il presente e riscrivere il futuro scavando nel passato, Roots, le radici da cui può germogliare una nuova e rigogliosa pianta, portatrice di armonia e benessere tra i popoli.

Lo storico dell’arte Stefano Taccone, in uno dei suoi testi, scrive della ricerca artistica di Patti : “Da lungo tempo Pier Paolo concepisce l’arte come riflessione sull’uomo e per l’uomo” e la scelta dell’oggetto libro ne è conferma : una scelta precisa in quanto il libro è lo strumento più diffuso per divulgare e tramandare il sapere, la conoscenza. Rappresenta il "mezzo" di cui qualsiasi popolazione in ogni epoca si serve e che nel tempo costruisce la storia, la memoria collettiva.

Patti parte dall’Iran con la curiosità e il desiderio tipico di chi fa ricerca. Il suo sguardo sull’Iran si traduce in immagine che racconta, a volte in prosa altre in poesia, il rapporto tra arte, politica e società supportando, di fatto, Roots con un altro codice linguistico. L’intensità del suo rapporto con la memoria e la contemporaneità del mondo, unitamente alla sua attitudine “visionaria” ma anche critica, consentono all’artista italiano di interagire con un’alterità che in Occidente risulta ancora “incomprensibile” e, per un artista che lavora da sempre sui cortocircuiti sociali del nuovo millennio — utilizzando l’arte come strumento e credendo che essa sia un veicolo fondamentale per l’emancipazione culturale —, il tema della pacifica coabitazione è terreno fertile per la sua ricerca artistica. Essenzialmente il suo lavoro risuona di una eco tragica, analitica e visionaria insieme. Il suo rapporto l’immagine e con le scritture arcaiche è scandito da un processo di defigurazioni, slittamenti, contaminazioni e stratificazioni. L’opportunità di trascorrere un mese a Tehran e di far partire quindi il progetto si è resa possibile perché vincitore del concorso "Artist in residence” istituito dall’istituto torinese IGAV, Kooshk Residency, Ambasciata d’Italia a Tehran e EUNIC.