lundi 2 février 2026

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La visibile trascendenza del senso

per Julia Rhizoma

, Franco Cipriano et Julia Rhizoma

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L’opera scritturale di Julia Rhizoma è un evento della ‘trascendenza visibile’, del segno, della parola, del numero, della materia.
Il corso dell’opera apre i suoi sentieri ininterrotti curvando e stratificando lo spazio nella ripetizione nel suo segno rizomatico, figurando una idea (l’etimo greco “idein” dice ‘vedere’) dell’indefinito. Il Senso della parola è dissolto nella trama segnica che nel suo concentrarsi, distendersi, evolversi, tramutarsi trascende la testualità storico-culturale riscritta e sovrasegnata in orbitanti palinsesti di parola e contro-parola.

Diario Aperto

Flussi scritturali in mappe senza inizio né fine che traversano lo spazio disegnandosi in reticoli circolari e in orizzontalità o verticalità di condensazioni del verbum e del signum, in onde di grafemi in variazioni espansive o incrociandosi con materie della geologia terrestre – pietre, foglie, rami, fiori, ossa marine – istallate in ‘morfurgici’, totemici ambientamenti. Le tavole di una cartografia iscritta nell’arcaica memoria della traccia originaria, anche in cifrari pulsanti di una numerografia pancromatica, si fanno testo immaginale e ‘intonano’ nei loro battiti segnici come un canto dell’indicibile che rivelandosi nel non-senso s’innalza nella spazialità del vuoto. Così l’opera si fa una voce silente che si espande come eco di altre voci, come un ritmico risuonare dell’opera nella trasparenza dell’immemorabile.

Una Critica 2013

In archetipi della simbolica geometrica, cerchi concentrici inabissano il segno in cromatismi centripeti e spirali centrifughe, le quali si aprono nello spazio come a cercare, o forse ad avvenire, in altre traiettorie del possibile, verso una sospensione del tempo, in una evocazione cosmica del gesto di-segnante.
La historia segnica di Julia ‘infigura’, quindi, il gesto che la materializza : nel di-segnare come in un piegarsi ‘corporeo’ nella ‘non-parola’ di una segreta preghiera che si espande nell’incondizionato temporale. Estendendosi circolarmente, il suo corpo, inginocchiato o disteso nell’ampio spazio-pagina, si raccoglie nella mano che, nel dispiegarsi dell’actus incidente dello stilo, ne rammemora infinitamente l’origine performante della scrittura. Così come nei performanti incastri e deposizioni del nudo corpo nelle faglie rocciose della terra, risuona l’accadimento di un ‘motus naturalis’, un farsi physis del gesto che si fa graphema e/o corpo in-scritto nella materia originaria. In corsivi tracciamenti di una curva archeo-graphia e corporea l’attitudine performativa dell’artista evoca la memoria immemorabile di un pre-linguaggio : gestualità segnante del suono-voce che ‘sogna’ le cose senza ancora, o mai, nominarle.

Autoadozione
Auto Adozione Dettaglio

Nelle istallazioni, che appaiono di declinazione ‘rituali’, si mostra proprio questo analogon tra scrittura a-semantica e materie della terra – pietre, foglie, fiori, piume – composte come ‘alfabeto’ dell’innominabile, dove scrittura e materia incrociano un inno al “dio sconosciuto”, o, forse, al dio assente. Nella camera materico-grafica lo spazio delle forme vìola l’ordine percettivo ambientale, lancia nuove traiettorie dello sguardo, sospende i segni in prospettive estreme, in impossibili possibilità, in ascensioni e cadute di fugaci logos e symbolon.
Lo spazio dell’arte nel pensiero ideante di Julia Rhizoma appare come un accadimento di de-creatio, un via pre-istorica che attraversa il linguaggio nel suo punto ‘catastrofico’, là dove è possibile porsi in ‘ascolto’ del sottosuolo del mondo, là dove il gesto trascende le cose del fare ‘produttivo’ e tesse la sua ‘inutilità’ come respiro cosmico della terra e delle sue creature.

Clearance Call

Ed è nelle pagine del libro che il ‘racconto’ segnico si fa nella sua piena evidenza visuale. L’artista scrive una storia ‘senza senso’, senza inizio e senza fine, con nuclei pre-alfabetici che sembrano spoglie di cosmogonie o cartografie di un naufragio del linguaggio. Sono ‘report’ di un sospeso addio al Senso : apocalissi della scrittura che riflette la sua caduta ? La domanda resta aperta, quanto inattualmente contemporanea, sulla soglia tragica del tempo dell’arte come tempo del dis-senso.
Nel togliere la semantica alla scrittura, nei rotoli, riflessi di arcaici cartigli e papiri, la ‘iscrizione’ ininterrotta, nel suo lineare sviluppo virtualmente infinito, ‘racconta’ il silenzio del mondo storico.
Le profondità inspiegabili della memoria hanno la non-parola di dialoghi impossibili, circoli di logo-segni (spine disciolte di una corona auratica di sacrificio del Verbum ?) che si ripetono nel ritmo del loro spaziarsi, contro-dizioni verbali, come codici segreti che fratturano la evidenza del testo storico-cronologico.

Cortina Di Piume Isola

La geometrica spazialità viene destituita del suo disegno logico-operante, divenendo tracciato di un’eco, ‘spettro’ di una deriva del simbolico, dove ogni spazialità appare in ambigua stratificazione, per cui profondità e superficie sono dimensioni controvertibili. È il vuoto che viene generato dal tracciato ‘in movimento’ che si snoda nella incisione del pre-testo dei lineamenti ‘culturali’, come a liberarne l’ineffabilità.
Non cancellazioni, non oscuramenti dell’opera della conoscenza, di riflesse filosofie ri-segnate nelle volute spiraloidi di orbite spaziali o di coordinate cosmografiche, ma il trasparire del rammemorante oblìo risonante nella ‘parola sensata’ che lo fa rifrangere sismograficamente nelle onde e negli slittamenti nel contro-senso della scriptura. La ‘scientia’ del Logos – Platone, Kant, Holderlin, Fichte, Leonardo – viene tra(n)scritta e ‘orlata’ da una calligrafia degli enigmi e del mistero del segno s-definito, vuoto di Senso ma con la tonalità desiderante di sentimento dell’inconoscibile che abita le regioni del senso. Così è, di Julia Rhizoma – nell’opera di costellazioni e addensamenti di eterodosse geometrie e di corpi segnici liberati in un tempo spaziato – un tra-dire la parola che apre a dimensioni reticolari del ‘sentire vedendo’, in flussi ed espansioni che nel vuoto depongono un originante inno all’invisibile.

Vita

Sono le ‘riflessioni’ originarie di un ‘pensiero visibile’ che vive nei riflessi obliqui dell’impersonale. È una ‘scrittura visiva’ che, immersa/emersa nella liquidità della materia-inchiostro, incisa nella diramazione o successioni delle linee ‘topo-grafiche’, dei flussi che curvano lo spazio che formano visioni labirintiche della scrittura, anche quando sembrano comporsi in ordinata testualità. Una interferenza tra texture e diagrammi geometrici nelle cui pieghe s’insinuano arabeschi estatici, cifrari d’enigmi orientali, erranti ana-grammi della memoria. Una pulsione memoriale che non ha cose né luogo ma ‘solo’ il gesto che ‘inizialmente’ la muove. Un gesto che è radice proliferante – in nome : Rhizoma !– delle espansioni atemporali della scrittura desiderante che rivoluziona la Storia nel ‘controverso’ del suo silenzio..

Parabita, gennaio 2026

Fichte La Missione Dell Uomo Dettaglio