lunedì 20 gennaio 2014

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Las Italias

Cosa fanno i figli (d’arte) del Belpaese

, Susanna Crispino

Le storie degli artisti italiani prendono forma in una nuova rubrica:
nasce Las Italias.

L’Italia, che solo da poco più di un cinquantennio è una Repubblica, è ormai da 150anni unito da un punto di vista politico e amministrativo, pur nel protrarsi dell’interrogativo sul suo essere o meno una Nazione. Un interrogativo generato dalle diversità geografiche e culturali, da un’irrisolta Questione Meridionale e, in anni recenti, da un sedicente movimento secessionista, la Lega Nord, che occupa alcuni seggi nel Parlamento di cui vorrebbe disfarsi.

Resta da chiarire se possa identificarsi un’arte italiana contemporanea, in cui riconoscere tratti comuni o un sostrato culturale condiviso. Nel panorama dell’arte contemporanea, ove già difficilmente sono individuabili correnti, movimenti e talvolta anche le ascendenze dei singoli artisti, la questione può forse risultare peregrina. Tuttavia, per non perdere l’identità in un contesto globalizzato e per molti versi massificato, in cui trionfano le “mostre-evento” che spesso riuniscono opere in baracconi privi di un reale filo conduttore, ma ad alto grado di spettacolarizzazione, riconoscere e far conoscere artisti fuori dal sistema può diventare una strategia di sopravvivenza.

Las Italias, ovvero il modo in cui Miguel de Cervantes si riferiva alla penisola nel primo capitolo del Don Chisciotte, rappresenta, per chi scrive, la maniera corretta di guardare agli artisti italiani, sia che siano rimasti in patria, sia che siano andati lontano, portando con sé, rielaborando, rinnegando le proprie radici. Una visione solo apparentemente frammentaria e personalistica che rivela, nella natura del luogo di origine che li accomuna, la propria aderenza al reale.
Per questo nel corso della rubrica sarà preso in considerazione, in alternanza, un artista italiano che vive in Italia e uno che invece vive all’estero, con l’idea di provare a raccontare le molteplici realtà di cui -in entrambi i casi- essi sono portatori in quanto cittadini del mondo.

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Immagine:
Vito Pace, Italianate (Shtëpia ime - La mia casa), 2005. Courtesy dell’autore
Si ringrazia:
Antonella Opera per la supervisione alla traduzione in inglese