martedì 27 maggio 2014

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Tra Codice e Intuizione

L’opera d’arte secondo Nello Teodori

, Nello Teodori et Susanna Crispino

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Nello Teodori racconta, per la quinta uscita di Las Italias, il lungo cammino dell’opera d’arte: dalla genesi nella dimensione delle idee alla compiutezza nella coscienza dello spettatore.

Nato a Gualdo Tadino nel 1952, architetto, pittore e artista a tutto tondo, Teodori negli anni ha costruito un notevole corpus artistico, partendo da radici per certi versi inusuali.
Gli studi di architettura a Roma lo avvicinano alla pittura astratta: in un periodo di fervore culturale, restando lontano dai circuiti di Piazza del Popolo e del caffè Rosati, lo studente Teodori si lascia invece affascinare dalla Quadriennale, dalle colorate geometrie di Piero Dorazio e dalla contaminazione di linguaggi differenti operata attraverso la Poesia visiva.
La sua direzione di ricerca trae un significativo slancio con ...Ciò che tu vedi non esiste... un collage del 1980 in cui la scritta che dà il titolo all’opera campeggia sulla copia di una foto di Marilyn Monroe in versione pin up.

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…ciò che tu vedi non esiste…
1980, Collage, 21 x 29,7 cm

L’immagine, proveniente da un rotocalco, si pone come un object trouvé mentre la scritta ne smentisce l’apparenza, innescando un meccanismo di riflessione sulla visione che accompagnerà Teodori in tutta la sua produzione.

Nello stesso anno, a Venezia, l’architetto Paolo Portoghesi viene nominato direttore della I Biennale di Architettura intitolata La presenza del passato ed apre una riflessione sul Post Moderno, ovvero sul movimento che mette in discussione i miti della modernità, come il “nuovo”, la tecnologia e la purezza delle forme geometriche, a favore di una visione sincronica della storia, da cui gli architetti sono chiamati a recuperare liberamente forme, stilemi ed elementi decorativi.

Tale riflessione diventa spazio percorribile attraverso la Strada Novissima, ovvero un’installazione costituita da venti facciate, ciascuna progettata da un architetto diverso, riunite come quinte teatrali di un’ipotetica “strada” di edifici postmoderni all’interno delle Corderie dell’Arsenale di Venezia.
Una galleria lunga quasi trecento metri in cui la visione del post moderno identifica uno sguardo verso la forma ed un’elaborazione compositiva che in qualche misura affondano le radici nel classico e che influenzano l’attività di Teodori come architetto, artista e designer. A cominciare dalla concezione del ruolo che è chiamato a svolgere: il suo lavoro è infatti improntato da interessi legati all’idea, di derivazione umanistica e rinascimentale, secondo cui l’architetto deve essere un uomo di cultura, un intellettuale e un artista oltre che un progettista.
In questo senso Teodori non ha mai scelto un ambito esclusivo di espressione, dedicandosi invece all’architettura, al design, alle arti figurative, all’insegnamento ed al restauro.

Una delle prime mostre d’arte è Arte Contemporanea (Roma, 1991) nella quale l’opera, la scritta al neon “Arte contemporanea” appunto, viene mostrata come elemento tautologico, separato dai sostantivi cui in genere si riferisce (museo, mostra, galleria) per riacquistare la valenza sovratemporale e universale che nell’hic et nunc trova la propria legittimazione: l’arte è, per sua natura, sempre contemporanea.

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ARTE CONTEMPORANEA
1991, Veduta parziale dell’installazione alla Galleria Paolo Vitolo - Partial view of the installation at the Galleria Paolo Vitolo, Roma-Rome, Neon, 184,5x10cm

La riflessione diviene quindi non estetica, ma sostanziale, come dichiara l’atto notarile che accompagna l’opera, quasi a certificarne “l’artisticità”: «[...] la scritta dichiara essa stessa “opera d’arte”. Ciò che è fuori (alfabeto, descrizione, apparenza) è anche dentro (essenza, vitalità, opera). Il senso riscalda la parola e ala parola si fa opera».
Il lavoro sembra spingere lo spettatore ad interrogarsi sul valore stesso dell’espressione, a chiedersi, insomma, cosa sia arte contemporanea, cosa ne determini il valore legale e quello mercantile.

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Ho perduto la memoria
1980/2012, Penna su carta - Ink pen on paper, 21x29,7cm

La rivendicazione insita in Arte Contemporanea è anche manifestazione di un’indagine sul tempo e sulla percezione che trova espressione in altri lavori, dove, attraverso semplici scritte come Ho perduto la memoria, l’elemento di poesia visiva torna prepotentemente, anche se piegato alla riflessione sul linguaggio esclusivamente visuale, alla ricerca di quel “corto circuito” che l’artista persegue tenacemente con l’uso di immagini fotografiche apparentemente casuali cui appone scritte spiazzanti e decontestualizzati, in un elegante détournement che mira a stimolare lo spettatore.

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Ho perduto la memoria
1980/2012, Collage, 21x29,7cm

È il caso anche di Opera a regola d’arte, (Bologna, 1992) in cui l’espressione in sé può essere interpretata su vari livelli di coscienza: riferita alla qualità del lavoro realizzato -come nei capitolati dei progetti architettonici o nelle valutazione “estetiche"- o all’etica del lavoro e dell’individuo, rompendo lo schema tradizionale tra visione e percezione, spingendo la percezione stessa verso l’interpretazione.

Lungo lo stesso percorso si pone A cura di Nello Teodori (Milano, 1994) mostra personale in cui Teodori opera un rovesciamento di ruoli tra artista e curatore, mettendo in discussione la rigida separazione di ambiti stabilita dagli “addetti ai lavori” e attuando un rimescolamento delle norme istituzionali dell’arte, lungo la via del paradosso.

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a cura di Nello Teodori
1994, Veduta parziale dell’installazione alla galleria Paolo Vitolo - Partial view of the installation at the Galleria Paolo Vitolo, Milano - Milan

Alla produzione di stampo linguistico, in cui è impossibile non ravvisare richiami all’Arte Concettuale in generale ed a Joseph Kosuth in particolare, si affianca quella di video, nei quali l’artista spesso pone in essere la filosofia del ready-made, usando filmati, provenienti dalla pubblicità o dall’informazione, cui sovrappone testi o tracce audio che ne alterano il senso.
È il caso di Smoke (Venezia 2009), che trae spunto alla designazione papale il cui esito viene annunciato dal conclave attraverso una fumata di colore bianco (che invece è nero in caso di fallimento).
Nel video, sulle immagini del comignolo che emette un filo di fumo, scorrono dei testi che riprendono -in ordine diverso- ciò che alcune voci raccontano, generando un nuovo nucleo di significato che culmina nell’ironica voce di un noto comico italiano, sulla linea del non-sense.

Smoke, a cura di – curated by Nello Teodori, Immagini-images: Elezione del Papa 2005 - TG1 RAI, Testi-texts: Arte e Gnocchi alla Biennale, 1997 - Canale 5)

Così come in Codice Bianco (2009) in cui l’artista mette in relazione le immagini futuristiche di film classici americani, come Metropolis di Friz Lang o Tempi Moderni di Charlie Chaplin, con un suo testo ed alcuni disegni ispirati all’architettura futuristica ed al costruttivismo russo.
Le immagini del video costruiscono una sorta di paesaggio mentale, un percorso attraverso l’immaginario occidentale, ma i fotogrammi si ricompongono nella coscienza dello spettatore come un elemento nuovo, uniformato da un codice cromatico e intellettuale che nega la loro familiarità per stimolare la riflessione sul senso dell’opera.

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ARTIFICIALE NATURALE NATURALE ARTIFICIALE
2009, Immagine dal video - still from the video Codice Bianco, 60x40x2 cm

In altri lavori video, invece, le immagini sono girate dall’autore, spesso servendosi di attori non professionisti ed il détournement è affidato alla musica.
È il caso di Avanti Popolo (Gubbio, 1994), installazione formata da di cinquanta tabelle metalliche che recano lo slogan “Avanti Popolo” poste sui gradini della scala rinascimentale del Palazzo Ducale di Gubbio. L’opera viene quindi “compiuta” e completata dai visitatori nell’atto di salire la scala stessa.
Tale installazione ha dato origine a due diversi video, il primo coinvolge diversi personaggi -alcuni in costume d’epoca, altri in abiti contemporanei- che salgono la scala accompagnati dalla suono dei passi di un’armata e dalla canzone patriottica la Leggenda del Piave.

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AVANTI POPOLO
1994, Immagine dal video – still from video Avanti Popolo, Foto su alluminio – Photograph on aluminium, 40 x 30 cm

Nella seconda versione Avanti Popolo 1994/1998 (Milano, 1998), il bersagliere del video precedente (che indossa la divisa di leva dell’artista) percorre di gran carriera la scalinata, sempre da solo, mentre si alternano La Leggenda del Piave, l’Inno di Mameli e Viva l’Italia del cantautore Franceco De Gregori (un pezzo molto critico nei confronti del paese).

Avanti Popolo 1994-1998, video

Benché il lavoro di Teodori possa apparire politicamente schierato, la sua analisi riguarda in massima parte la natura dell’ideologia più che una ideologia specifica.
Il codice di espressione adottato dall’artista risente infatti, volutamente, di quelli tradizionalmente utilizzati per la comunicazione e per la propaganda politica. Tale concetto si evidenza in particolare nell’opera L’arte non è uguale per tutti, un lavoro fotografico del 1993 (poi divenuto anche un video) dove l’espressione da cui è tratto il titolo campeggia sullo striscione di un gruppo di persone che sembrano avanzare in un corteo o sul balcone di un cantiere.
In realtà l’immagine risulta ingannevole e la percezione viene influenzata dallo slogan e in un qualche modo indirizzata verso un’interpretazione univoca dell’immagine.

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L’arte non è uguale per tutti
1992, Fotografia su alluminio - Photograph on aluminium, 120 x 80 x 3 cm

Ma, se da un lato la composizione della fotografia ed il testo dello striscione rimandano alle immagini tipiche della una contestazione, dall’altro il testo si pone come un elemento interrogativo su ciò che è l’arte, ovvero, dichiarando che l’arte non è uguale per tutti spinge ciascuno a chiedersi cosa sia l’arte, aprendo quindi una riflessione sui “codici” in base ai quali si può interpretare un’opera d’arte.
Se è innegabile che il senso di alcune opere d’arte contemporanea può sfuggire al pubblico e generare notevoli fraintendimenti rispetto alle intenzioni dei loro autori, è pur vero che la conoscenza condivisa delle coordinate -storiche, sociologiche, artistiche, culturali e persino biografiche- che hanno portato alla sua genesi, rappresenta l’unica forma di legittimazione dell’interpretazione stessa.

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L’arte non è uguale per tutti
1992, Fotografia su alluminio - Photograph on aluminium, 120x80x3 cm

Analoghi effetti sono esercitati dal video Supera il confine istituzionale dell’arte (Venezia, 1992), in cui il richiamo alla politica è particolarmente evidente, e nell’installazione La città non è uguale per tutti (Perugia, 1993) nella quale il video, le immagini fotografiche e l’enorme striscione propongono la medesima dinamica.

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Opera è uno slogan sul sistema dell’arte
1992, Immagine dal video – Still from the video Supera il confine istituzionale dell’arte, 50x40x2 cm

Tuttavia, considerare le opere d’arte come dei semplici “testi” portatori di messaggi interpretabili in base a precise regole, con un approccio quasi matematico, rappresenta una soluzione riduttiva e per molto versi errata. Nello opere di Teodori infatti la molteplicità di mezzi espressivi tradisce una dimensione progettuale ed un processo compositivo-creativo che non esauriscono in sé l’atto creativo, accompagnandosi invece ad una matrice irrazionale e talvolta casuale.

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Opera sottoposta a stress interattivi
1993, Immagine dal video – Still from the video La città non è uguale per tutti, 50x40x 2 cm

L’intuizione è una componente essenziale di ogni lavoro e l’uso di media differenti consente all’artista di declinarla in modalità differenti, cui non è estranea l’imperfezione o l’errore, che talvolta assurge a elemento chiave del lavoro stesso.
Tale intuizione è in punto di partenza del “farsi” dell’arte, Teodori infatti considera l’attività dell’artista affine a quella del demiurgo platonico, impegnato a rendere visibile l’invisibile, a mettere in evidenza, attraverso un processo intuitivo, il già dato in natura.

La sua visione -che per quanto ricordi lo sciamanesimo di Beuys se ne differenzia per l’elemento comportamentale e di “azione” che non si ritrova in Teodori- sottende la necessità dell’artista di utilizzare le tecniche e i media più disparati per dare forma all’Arte.

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La città non è uguale per tutti
1993, Installazione alla – Installation at Galleria Piano Nobile, Perugia

Una conferma in tal senso viene dall’esposizione Medialismo (Roma, 1991) in cui il procedimento specifico dell’artista viene ad inserirsi in un movimento, teorizzato dal critico Gabriele Perretta, secondo il quale -come per l’architettura del Postmodernismo- gli stili e le immagini sono a disposizione dell’artista che le usa, sottraendole all’ambito specifico cui appartengono per dare loro un nuovo senso, mescolando tecniche e supporti, realizzando un’arte integrata, ovvero «[...]la pittura può essere dipinta come una foto digitale, un video può essere trattato come un dipinto, un messaggio digitale racchiuso in un floppy può diventare l’opera d’arte e così via. Con l’evoluzione continua delle tecniche di comunicazione e delle tecnologie il Medialismo si può considerare un’arte sempre in movimento, in continuo aggiornamento, o in "progress" nei suoi linguaggi e nei suoi contenuti1».

Teodori, inserito nella linea del cosiddetto Medialismo analitico2, si diverte a mescolare linguaggi e media, elabora complesse installazioni che coinvolgono lo spettatore nella sua ricerca, scompagina i tradizionali riferimenti e ruoli dell’arte, spingendosi oltre la sua istituzionalizzazione, in una continua analisi meta-linguistica, testuale ma anche sociologica e nel senso più ampio del termine, culturale.

L’elemento progettuale sempre in equilibrio con quello artistico legato, in particolare, al linguaggio si riscontra in Ciao (Firenze, 2004) installazione permanente composta da una scritta di alluminio lucidato dotata di luci che la rendono visibile anche di notte. Essa combina la funzione semantica della parola con la funzione concettuale dell’opera e quella pratica di oggetto -è infatti una panchina- racchiudendo le istanze polisignificanti da sempre evidenziante nel lavoro di Teodori.

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CIAO
2004, Installazione permanente – Permanent Installation, Parco Pettini Burresi, Firenze, Acciaio - Steel, neon, 700x110x50 cm

Talvolta tali istanze sono accompagnate da una pungente ironia, come nel caso di Scuderie nell’arte (1997), progetto che riunisce in una scuderia di Gubbio un eterogeneo gruppo di artisti, performer, esperti di materie scientifiche, allevatori.
Il nome del progetto, se da un lato si riferisce quasi tautologicamente alla sua location -un’autentica scuderia-, dall’altro fa riferimento con dissacrante ironia all’appartenenza degli artisti alla “scuderia” della galleria d’arte, con tutto ciò che tale appartenenza comporta.

La documentazione è costituita dall’omonimo volume in cui Teodori firma un testo intitolato A briglia sciolta il cui protagonista è “l’Infante” ovvero un cavallo che racchiude in sé tutte le qualità (bellezza, monumentalità, etc) ma che un mattino si risveglia somaro e trova che non tutto il male venga per nuocere.
Una sorta di metaforico riscatto per questo animale, che trova un compimento nel museo che Teodori gli dedica, in cui sono raccolte opere d’arte visiva, testi poetici, saggi, articoli e racconti in cui il somaro è protagonista.

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Ass il somaro
1994, Immagine dal video - Still from the video Ass il somaro, 50x40x2 cm

Fuori dalla metafora, l’invito che sembra porre l’artista è di guardare oltre la superficie e l’apparenza, per scorgere e sperimentare la natura delle cose e riflettere in prima persona sul loro senso. Tale invito è valido, a maggior ragione, nel caso delle opere, per la lettura delle quali Teodori evidenzia la necessità di un codice comune e condiviso.
La scelta della “parola” come elemento di completamento dell’opera o di immagini familiari nell’elaborazione dei video è solo una delle soluzioni possibili. La ricerca dell’artista continua lungo il sottile equilibrio tra razionalità e intuizione, laddove l’idea diviene opera d’arte.

Vedi on line : Il sito web di Nello Teodori

1 V. Selleri, Il Medialismo nell’arte, in Il Cristallo, Anno LI - n. 2-3 - dicembre 2009 - (online: http://www.altoadigecultura.org/pdf/r04_12.html#)
2 Perretta riconosce tre correnti nel Medialismo: quella della Pittura mediale, nell’ambito della quale l’immagine pittorica si distacca dalla tradizione per l’uso di codici legati all’universo mediale (per esempio la pubblicità), il Medialismo analitico, che affonda le proprie radici nell’arte concettuale ed in particolare nell’analisi del linguaggio ed infine un medialismo dei gruppi detto delle Imprese mediali in cui l’opera viene elaborata in forma anonima e comunitaria, dietro un “marchio” o una firma comune. (Rif. G. Perretta, Medialismi, estratto da: http://www.criticart.it/wp-content/uploads/2006/05/Gabriele%20Perretta.pdf e V. Selleri, Gli artisti mediali, in Il Cristallo, 2010, Ll1 al link: http://www.altoadigecultura.org/pdf/r05_10.html)

Si ringrazia:
Erica Prisco per la supervisione della traduzione in inglese del testo