domenica 15 dicembre 2013

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Ho visto un rumore

, Pier Paolo Patti

Qual è il fascino ipnotico che sprigiona un segnale video non convenzionale?

Noise painting | video extract | 2009 from TK-21 on Vimeo.

Il formicolio di un televisore guasto può diventare un video fruibile non appena ci si ferma ad osservarlo, lo scorrere del tempo e la luce che prende forma (seppur astratta) rappresentano gli elementi necessari per dare una “vita” al disturbo video che così si trasforma in qualcosa che può suscitare emozioni, che può catturare lʼattenzione del fruitore diventando comunicazione e, se contestualizzato, arte.

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Se esso ha poi forme e dimensioni diverse da quelle convenzionali ci si pone dinnanzi ad una scelta di carattere interpretativo importante; la si può subire passivamente avvertendo così una condizione di disagio, oppure ci si può immergere abbandonandosi ad un viaggio di scoperta.

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Appena si tira su lʼancora della narrazione - che è il faro della fruizione di un video - ciò che osserviamo prende una nuova forma suggeritaci dallʼimmaginazione, attingendo progressivamente dal proprio background culturale e instaurando così un dialogo nuovo, aperto e imprevedibile.

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A completamento di questo ragionamento potremmo affermare che un immagine “astratta”, sia essa un quadro o un disegno, rappresenta un frame di una sequenza di immagini. Nel momento in cui lʼ immagine “inquadrata” diviene video invece - come nel caso della videosorveglianza - essa cessa immediatamente di essere frame per diventare narrazione grazie allo scorrere del tempo.

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Lʼ immagine fissa di un corridoio potrebbe diventare arena di unʼazione, lo scorrere del tempo ci lascia intuire che potrebbe accadere qualcosa, alterando così lʼimmagine e lasciando evolvere la narrazione.

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Senza questa epifania la fruizione sarebbe totalmente astratta e ipnotica, quasi da voyeur. Lʼoperazione artistica sta tutta nel voler decostruire il linguaggio del video dando posto ad un alveare di luce dentro il quale trovare un nuovo ordine e nuovo significato, attraverso il ritmo di forme astratte e/o alterazioni di sorgenti video figurative.

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La frammentazione e la manipolazione del segnale video è un processo di puro astrattismo, un lavoro alchemico, quasi da artigiano: cʼè da scavare, da piegare e costruire.

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Lasciare che la luce si liberi dalla “figura” senza interventi esterni, significa assistere alla nascita di un nuovo linguaggio dalla forma e dal contenuto inediti, favorendo così lʼemancipazione di un qualcosa che vive di vita propria, che si rivolti al controllo.

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Se la vita è un susseguirsi di momenti - legati inscindibilmente a quelli successivi e a quelli precedenti - nel momento stesso in cui si perde il riferimento temporale/narrativo e quindi si liberano le immagini dalla propria sequenza cronologica, si ha non più “una vita” ma “infinite vite” che si susseguono celebrando un rituale bellico per cui le immagini si creano e si distruggono continuamente, in maniera disordinata e confusa.

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Un enorme e anarcoide buco nero dentro il quale ci si perde completamente con volontà e determinazione, abbandonandosi ad uno scambio spartano di informazioni che mutano e si sommano in un misto di luce, colori e rumore video.

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